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  • 12-27-2011, 12:04 PM
    BELLE
    Scoperta colossale frode nel mercato della telefonia cellulare
    Comando Provinciale Vicenza - 19 dicembre 2011 - ore 9:30
    http://www.gdf.gov.it/GdF/it/Stampa/...430986666.html

    L'Italia è il Paese occidentale con il più alto tasso di penetrazione della telefonia mobile: secondo una recente statistica pubblicata dalla C.I.A., l'agenzia centrale di intelligence statunitense, nel "world factbook", gli italiani si collocano al primo posto, tra i cittadini dei paesi occidentali, nella classifica relativa alla diffusione dei telefoni cellulari.

    E se ogni 100 italiani ci sono 155 telefonini, è evidente che il mercato continua a richiederne a prezzi sempre più bassi ed appetibili per le vetrine dei negozi di elettronica ed i banchi espositivi dei centri commerciali.

    In questo contesto, vista anche l'estrema rapidità delle movimentazioni di merce che caratterizza il mercato dell'hi-tech, c'è qualcuno che tenta di incrementare i propri guadagni, "risparmiando" sulle tasse.

    Per questo motivo, la Guardia di Finanza di Vicenza ha avviato un'azione di monitoraggio del settore finalizzata ad individuare le pieghe del sistema all'interno delle quali "i furbi" cercano di insinuarsi, facendo poi ricadere il peso economico delle irregolarità sulla massa dei contribuenti e dei commercianti onesti.

    Attraverso l'incrocio dei dati acquisiti consultando le banche dati informatiche, i finanzieri hanno individuato una società a responsabilità limitata, con sede in provincia di Vicenza, che, nel giro di pochissimo tempo dal momento dell'avvio della propria attività, risalente al 2005, è riuscita a sviluppare un giro d'affari rilevantissimo, oggi giunto a circa 70 milioni di euro annui.

    Tra gli elementi che hanno destato il sospetto degli investigatori delle Fiamme Gialle, è emerso che il "guadagno" medio a fronte della rilevante mole di merce compra-venduta risultava estremamente basso, attorno all'1%.

    Dalla sede della società, al piano terra di un edificio residenziale, dove in un piccolo locale di circa di 40 metri quadrati e in un attiguo garage adibito magazzino, di dimensioni assai ridotte, è risultata lavorare una sola impiegata, i due soci gestivano il business.

    I lotti di telefonini, comprati e venduti in decine di operazioni sviluppate ogni giorno, non venivano acquistati dai produttori o dai distributori "ufficiali".

    La merce veniva acquistata attraverso le "vantaggiose" offerte proposte da anonimi fornitori, ubicati in tutto il territorio nazionale, che presentavano analoghe caratteristiche: aziende nate dal nulla e subito protagoniste di uno start-up brillantissimo, solidità patrimoniale del tutto esigua, riconducibilità a soggetti pregiudicati, stranieri o a "prestanome" privi di esperienze imprenditoriali, omissione (in molti casi) della presentazione delle dichiarazioni e, sempre, mancanza dei versamenti dell'IVA.

    L'attività dei verificatori del Nucleo di Polizia Tributaria - da subito coordinata dalla Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, che ora vaglieranno gli elementi prospettati dalla Guardia di Finanza per assumere le proprie determinazioni - ha consentito di tracciare e ricostruire l'intera filiera di approvvigionamento della società berica: in relazione a ben 49 fornitori, rivolgendosi ai quali la società verificata aveva ottenuto l'85% dei propri acquisti complessivi (con punte, per talune annualità, superiori al 95%), è stato possibile rilevare che si trattava di "cartiere" ovvero di "filtri" che, a propria volta, si erano interposti, rendendo più intricata la "rete", in acquisti rinvenienti da ulteriori "cartiere".

    Attraverso tale tipologia di acquisti, la società vicentina è riuscita a disporre di telefonini a prezzi vantaggiosi e poteva rivenderli, a prezzi altrettanto competitivi, ad altri operatori economici.

    Il corrispettivo applicato, tuttavia, era il frutto dell'evasione dell'IVA operata dalle "cartiere" a monte della catena commerciale che, in questo modo, erano state in grado di "scontare" i telefonini anche del 20%.

    Le "cartiere" ovviamente avevano una vita breve e, nel giro di pochi mesi, dopo aver accumulato un consistente debito IVA non versato all'Erario, cessavano ogni attività, facendo sparire le proprie tracce e, spesso, distruggendo la documentazione contabile.

    Se può anche occasionalmente capitare che un imprenditore incorra, in modo del tutto inconsapevole, in un acquisto di merce rinveniente da una frode di questo tipo, appare antitetico alla comune logica quando, rivolgendosi a decine di soggetti diversi, per la quasi totalità dei casi, ci si trovi ad acquistare merce oggetto di una frode.

    Peraltro, è stato riscontrato che la società in esame pagava molto di frequente, e consapevolmente, i propri fornitori attraverso "bonifici urgenti" ed, in taluni casi, addirittura in anticipo, in modo da consentire loro di far fronte al all'acquisto dei medesimi telefoni rivenduti.

    Nella gran parte delle transazioni, la merce non veniva fisicamente movimentata in corrispondenza dei passaggi "fatturati" ma la stessa risultava stazionare presso società logistiche, senza entrare mai nella disponibilità fisica dei vari soggetti che ne gestivano la compravendita.

    Nel periodo dal 2005 al 2010, il vorticoso giro delle fatture, ritenute per operazioni soggettivamente inesistenti, è quantificabile in circa mezzo miliardo di euro: quelle "utilizzate" dalla società sottoposta a controllo ed oggetto di contestazione dai finanzieri ammontano ad oltre 236 milioni di valore imponibile. Attraverso tali documenti ottenuti dalle "cartiere" e dai "filtri" cui si è rivolta, all'Erario sono stati sottratti ben 47 milioni di euro di IVA.

    In relazione a tale condotte reiterate, i due soci, amministratori di diritto e di fatto della società sono stati denunciati per il reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
    In taluni casi, come accertato nel corso delle indagini, la merce compravenduta dalla società in argomento proseguiva il proprio percorso attraverso ulteriori operatori per continuare a produrre indebiti benefici fiscali, a volte "girando" più volte attraverso le stesse "cartiere".

    Per tale circostanza, a carico dei due amministratori della società berica è stata prospettata all'Autorità Giudiziaria anche l'ipotesi di reato di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, per un ulteriore valore imponibile di oltre 26 milioni di euro.

    Nel corso degli approfondimenti investigativi, i finanzieri di Vicenza hanno riscontrato la contestuale presenza di ulteriori indagini condotte da altri Reparti della Guardia di Finanza ovvero di verifiche eseguite da Uffici dell'Agenzia delle Entrate che, in parallelo, avevano individuato forti criticità a carico di altri "anelli" della filiera: in ben 18 casi è stata appurata anche la sussistenza di separati procedimenti penali avviati da altre Autorità Giudiziarie (in Emilia Romagna, Lazio, Marche, Umbria e Trentino Alto Adige), sempre per i reati di utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    L'indagine esperita dalle Fiamme Gialle vicentine pone in luce la diffusione di un vero e proprio "sistema" finalizzato all'acquisto di telefoni cellulari al "netto" dell'IVA, evasa nei passaggi tra le imprese coinvolte nella frode.

    Al riguardo, la ricorrenza di analoghi casi di frode nel settore del commercio di apparecchi telefonici ha indotto il Legislatore ad assumere contromisure volte ad arginare il fenomeno:
    dal 1° aprile 2011, infatti, anche la compravendita di telefoni cellulari (come già avvenuto in altri settori economici frequentemente colpiti da fenomeni di frode IVA) soggiace alla disciplina del cd. "reverse charge" (ai sensi dell'art. 17, comma 6, del D.P.R. 633/1972).

    Attraverso tale istituto normativo, l'IVA viene, di fatto, applicata solo sulla cessione finale dei beni, ossia verso i clienti ultimi, evitando, in tal modo, che nei passaggi intermedi si propongano cessioni imponibili operate da "cartiere" che, dopo aver riscosso l'IVA, ne omettono il versamento.
  • 12-27-2011, 11:47 AM
    BELLE
    giovedì 16 giugno 2011
    SANTANDER: BOTIN INDAGATO PER FRODE FISCALE SU FONDI IN SVIZZERA...

    http://orianomattei.blogspot.com/201...per-frode.html

    Emilio Botin, il presidente del Banco Santander, il piu' grande istituto spagnolo, e' stato posto sotto inchiesta per frode fiscale da parte della Audiencia Nacional assieme ad alcuni membri della sua famiglia per frode fiscale, secondo quanto riferiscono fonti giudiziarie di Madrid.

    Nel maggio del 2010 l'amministrazione fiscale francese ha informato Madrid che Botin, suo fratello e i loro rispettivi figli erano fra i circa 6 mila contribuenti spagnoli con depositi in Svizzera, per l'esattezza nella filiale elvetica della Hsbc Private Bank. I membri della famiglia Botin non avrebbero dichiarato tali somme per gli anni fra il 2005 e il 2009, anche se in seguito - su richiesta della Agencia Tributaria - hanno presentato una notevole quantita' di documenti in merito. Emilio Botin

    Il magistrato Fernando Andreu ha comunque detto alle autorita' fiscali spagnole di non essere in grado di verificare se i documenti includessero tutte le informazioni necessarie. Di qui la denuncia di Botin - una delle persone piu' ricche di Spagna - presso la Audiencia Nacional.((Adnkronos)
    Pubblicato da Oriano Mattei a 21:06
  • 12-27-2011, 10:30 AM
    BELLE
    Romania: cittadino italiano arrestato per frode bancaria insieme a complici locali
    Bucarest, 23 dic 11:24 - (Agenzia Nova)
    http://www.agenzianova.com/a/4ef46d1...omplici-locali

    Il cittadino italiano Alessio Pierluigi, 49 anni, è stato fermato oggi su disposizione dei procuratori della Direzione per le indagini su crimine organizzato e terrorismo (Diicot) insieme ai suoi complici romeni George Petrescu di 56 ani, Tiberiu Tutu di 26 ani e Vladimir Cojoc di 53 anni. Lo rende noto un comunicato emesso dalla sede centrale del Diicot. Il cittadino italiano e i suo complici romeni hanno costituto un gruppo criminale organizzato che operava a livello internazionale, frodando anche numerosi istituti di credito dell'Unione europea. (Rob)
  • 12-27-2011, 10:22 AM
    BELLE
    Riciclaggio ed evasione
    Arrestato commercialista milanese
    http://www.ilgiorno.it/milano/cronac...evasione.shtml

    In base alle indagini che hanno preso avvio dall’arresto per concussione di un maresciallo della Finanza, per le Fiamme Gialle Antonio Carlomagno sarebbe "la mente di un complesso sistema fraudolento"

    Milano, 14 settembre 2011 - Il noto commercialista milanese Antonio Carlomagno è stato arrestato dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Como in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Como, Nicoletta Cremona su richiesta del Pm Giuseppe Rose, per riciclaggio e frode ed evasione fiscale. Nel 2010 il professionista era stato denunciato a piede libero nell’ambito dell’operazione “Tenacia” contro la ‘ndrangheta lombarda.

    Secondo le Fiamme Gialle, dalle indagini che hanno preso avvio dall’arresto per concussione di un maresciallo della Finanza di Milano nell’aprile scorso, Carlomagno: "E' risultato essere la mente di un complesso sistema fraudolento finalizzato all’evasione fiscale internazionale, specializzato in operazioni di ingegneria finanziaria e nel business del cosiddetto ‘offshore’, grazie al quale, trasferendo fittiziamente la sede di società italiane nel paradiso fiscale statunitense del Delaware, si otteneva un’ingente sottrazione di materiale imponibile al fisco italiano”.

    Assieme a lui, è indagato a piede libero, con l’ipotesi di favoreggiamento Mario Colombo, 46 anni di Asso, direttore della Hypo Alpe Adria Bank di Erba.
  • 12-27-2011, 08:53 AM
    BELLE
    Nota: Questo articolo è disponibile solo più in versione cache.

    San Marino

    http://webcache.googleusercontent.co...&ct=clnk&gl=de

    Una 41enne è la terza donna rinviata a giudizio dal commissario della legge Rita Vannucci per riciclaggio di denaro sporco: 443mila euro
    Truffa, dalla Polonia per lavare i soldi
    SONO TRENTA I FASCICOLI APERTI NEL 2011
    Nonostante lo sciopero degli avvocati il processo si dovrebbe fare: c’è il rischio prescrizione

    di Patrizia Cupo
    SAN MARINO. Dalla Polonia fino a San Marino per ripulire i proventi di una truffa alla procura regionale di Gliwice: a giudizio per riciclaggio una 41enne dell’est. Il processo prenderà il via mercoledì 14 al tribunale dei Tavolucci. I fatti contestati risalgono a prima del 2006. La donna alla sbarra, I.K., è la compagna di tale Roman Mirek, indagato in Polonia per truffa e, per quei fatti, arrestato. La 41enne, tra il 2005 e il 2006, recita il rinvio a giudizio disposto dal commissario della legge Rita Vannucci, avrebbe «compiuto più operazioni dirette ad ostacolare l’identificazione dell’illecita provenienza di 443mila euro». I soldi, secondo l’indagine portata avanti in Polonia e della quale il Titano è venuto a conoscenza attraverso una rogatoria internazionale, sarebbero stati il frutto di una truffa alla Procura regionale di Gliwice, nel sud della Polonia.

    Il conto, in una banca sammarinese, era stato aperto con 100mila euro in contanti: la donna venne a suggellare il rapporto finanziario accompagnata direttamente dallo stesso Mirek. Ma la segnalazione alla magistratura è partita quando, nel 2006, lo straniero venne arrestato e la sua compagna cercò di chiudere il conto. Avviate quindi le indagini, il commissario della legge rintracciò l’intero mezzo milione di euro movimentato e iscrisse quindi la donna nel registro degli indagati. Ora, nonostante lo sciopero degli avvocati, il processo molto probabilmente si farà, perché tra quelli a “rischio” prescrizione.

    Le donne del riciclaggio.

    Negli ultimi tre rinvii a giudizio sammarinesi per il reimpiego di denari sporchi, protagoniste sono sempre le donne, di norma “compagne” – mogli o conviventi – di truffatori che in Italia o all’estero guadagnano denaro in maniera illecita e lo affidano alle concubine per ripulirlo. Fu il caso della casalinga di Reggio Emilia, condannata in primo grado un paio di mesi fa (avrebbe ripulito i soldi della bancarotta dell’ex), o il caso di “lady narcos”, la brasiliana, moglie del narcotrafficante triestino Diego Gostisa che a San Marino avrebbe nascosto i proventi del giro di cocaina (il processo inizierà dopo Natale). Ora la polacca. Nel 2011, sono circa 30 i fascicoli aperti per riciclaggio.
  • 12-27-2011, 08:43 AM
    BELLE
    SCOPERTA DALLA GUARDIA DI FINANZA
    Auto di lusso, truffa internazionale
    http://lanuovaferrara.gelocal.it/cro...onale-1.749990

    E’ partita dal comando della Guardia di Finanza di viale Cavour e dalla Polizia tedesca l’operazione anti-truffe che ha messo alle corde un’associazione a delinquere internazionale che operava nel...

    E’ partita dal comando della Guardia di Finanza di viale Cavour e dalla Polizia tedesca l’operazione anti-truffe che ha messo alle corde un’associazione a delinquere internazionale che operava nel settore della auto di lusso. A coordinare le indagini dirette dalla Procura di Ferrara e dall’autorità giudiziaria della Baviera è stato il Coordination centre di Eurojust, organismo dell’Unione europea che si occupa della cooperzione tra le autorità giudiziarie degli stati membri. L’altro giorno la Finanza di Ferrara ha eseguito 20 perquisizioni in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Marche, Calabria, Puglia e Sicilia, mentre nelle stesse ore i colleghi tedeschi ne eseguivano altre 5, arrestando il principale indiziato. Si tratta di un italiano che risiede in Germania, anche se la base dell’associazione era proprio a Ferrara e le ramificazioni presenti in tutta Italia. Dei diciassette indagati, in effetti, tre risultano essere dipendenti di una concessionaria cittadina. La truffa era organizzata in questa maniera: l’associazione comprava in Germania autovetture di lusso tra le quali Bmw, X6, Audi Q5, Nissan Quasquai, Volkswagen Tuareg e Golf, sulle quali, grazie a false fatturazioni, evadeva completamente l’Iva. Queste auto, stando alla ricostruzione dei finanzieri, venivano rivendute in Italia ad ignari acquirenti come “chilometri zero” anche se in realtà erano tutte già abbondantemente usate o con contachilometri alterati. Un meccanismo abbastanza consolidato, visto all’opera in più situazioni, ma risulta innovativo il ruolo del Coordination centre dell’Aja, che ha seguito in contemporanea le operazioni in Italia ed in Germania, curando lo scambio d’informazioni e di prove tra la Guardia di Finanza e la Polizia tedesca impegnate sul campo.
  • 12-27-2011, 08:35 AM
    BELLE
    ECONOMIA VERONESE | venerdì 16 dicembre 2011, 12:09
    Un’evasione milionaria tutta italiana sotto il cielo d’Irlanda
    L’Agenzia delle Entrate di Verona scopre frode fiscale internazionale.

    http://www.veronaeconomia.it/2011/12...-dirlanda.html

    Un piccolo ufficio in affitto in Irlanda, con un unico dipendente part-time e un fatturato di milioni di euro. Questa la struttura di una “trading company” dedicata al commercio internazionale solo “sulla carta”, che ha permesso a due imprese di Verona di sottrarre al Fisco italiano, dal 2003 al 2010, 16 milioni di euro di reddito imponibile, pari al 50% del reddito dichiarato nel nostro Paese.
    La frode è stata scoperta dalla Direzione Provinciale di Verona, in collaborazione con le Amministrazioni fiscali di Danimarca e Irlanda.

    “Scatole cinesi” nel cuore dell’Europa - Le due imprese, specializzate nella produzione di macchinari industriali e facenti capo a un unico gruppo familiare, controllavano la società irlandese attraverso una complicata architettura di “scatole cinesi”, con aziende ubicate nel resto d’Europa (Cipro, Malta, Liechtenstein) tutte manovrate in realtà dal capoluogo scaligero.
    Il meccanismo utilizzato era quello della cosiddetta interposizione fittizia. I macchinari partivano da Verona e arrivavano regolarmente a destinazione ai clienti, spesso all’estero. Non toccava però la stessa sorte ai compensi, né alle fatture. Le transazioni avvenivano apparentemente tra Verona e la società irlandese e solo successivamente - e a un prezzo molto più alto - tra questa e i reali clienti esteri. Tutta la differenza del reale guadagno veniva così registrata nel bilancio della società irlandese e tassato in quel Paese con un’aliquota di grande vantaggio fiscale rispetto all’Italia. L’utile veniva poi distribuito ai “soci” per finire quasi interamente nelle tasche degli imprenditori veronesi, praticamente esentasse.

    Le due aziende dovranno restituire al Fisco italiano 6 milioni di imposte, che potrebbero però raddoppiare contando sanzioni e interessi. I due legali rappresentanti, inoltre, risponderanno alla Procura della Repubblica di Verona di una serie di reati, tra i quali quello di dichiarazione fraudolenta per operazioni inesistenti.
  • 12-27-2011, 08:27 AM
    BELLE
    COINVOLTO ANCHE UN NOTO COMMERCIALISTA
    Frode da 4 milioni nel casertano: quattro denunce
    Società fasulle e commercio internazionale: c'è il blitz
    http://www.julienews.it/notizia/prov...provincia.html

    16/12/2011, ore 11:44

    La Guardia di Finanza di Caserta, sotto la spinta propulsiva del Procuratore Capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, a seguito di numerose verifiche fiscali, ha effettuato perquisizioni e accertamenti, che hanno consentito la scoperta di una “frode carosello” nel settore dell’informatica, posta in essere attraverso due “cartiere” casertane costituite ad hoc, con il compito di acquistare gran parte della merce da Paesi della Comunità europea (principalmente Germania e Olanda) e da San Marino, per poi rivenderla con fatture “soggettivamente” inesistenti. In particolare, i Finanzieri della Compagnia di Caserta hanno accertato una evasione all’IVA di circa 1 milione di euro di IVA, posta in essere attraverso la commercializzazione di materiale informatico per oltre 4 milioni di euro nei confronti di oltre 40 società su tutto il territorio nazionale.

    Le “operazioni conduit”, o “frodi carosello”, sono meccanismi fraudolenti particolarmente diffusi nel settore merceologico del commercio di software, finalizzate al raggiungimento di un risultato evasivo e all’incremento dei profitti derivante dallo sfruttamento dei vantaggi concorrenziali legati alla possibilità di praticare prezzi “al dettaglio” maggiormente competitivi. Tale meccanismo, nella forma più elementare, necessita dell’esistenza di un primo cedente estero comunitario, di un soggetto IVA destinatario finale del bene e di un soggetto giuridico interposto che acquisti il bene in regime di non imponibilità (atteso il principio di tassazione nel Paese di destinazione) dal primo e, successivamente, lo rivenda al secondo con l’applicazione dell’IVA secondo la disciplina nazionale. In pratica, la “frode carosello” viene attuata mediante un soggetto interposto (definito per questo “missing trader” o “cartiera”), debitore dell’i.v.a. relativa alle fatture emesse, che non provvede mai a versarla all’Erario, provvedendo tuttavia a detrarla dal soggetto a cui il bene viene venduto. La breve esistenza dei soggetti interposti, che peraltro concentrano generalmente un gran numero di operazioni in un lasso temporale circoscritto, rende praticamente vana la pretesa erariale per la loro inconsistenza patrimoniale e finanziaria.

    Nel caso specifico, si è accertato nel corso delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che il rappresentante legale di una società a responsabilità limitata operante in Marcianise, F.A. di anni 31, si avvaleva di due “teste di legno”, B. G. di anni 55 e D.S. di anni 70, entrambi di Caserta, per tenere in piedi due ditte individuali omonime, che, fungendo da cartiere, hanno consentito, in brevissimo tempo, di far maturare un rilevante debito d’imposta nei confronti dell’Erario a favore della società marcianisana. Singolare la circostanza che le due “società fantasma” fossero sprovviste di sede aziendale e di strutture idonee (capannoni, garage, ecc.) per il normale esercizio dell’attività. Basti pensare che le sedi amministrative ed operative coincidono con lo studio di una commercialista, D.R.M., di anni 37, figlia di una delle due “teste di legno”. I tre responsabili, unitamente alla professionista per concorso con loro, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per le violazioni penali di omessa presentazione delle dichiarazioni, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di scritture contabili.

    L’operazione di servizio nello specifico comparto operativo testimonia, ancora una volta, lo sforzo profuso dalle Fiamme Gialle casertane nel contrasto all’evasione fiscale ed alle frodi in genere, a tutela delle casse dello Stato e della libera concorrenza nel mercato, in linea con le più recenti manovre finanziarie correttive che mirano al recupero di introiti per l’Erario.

    di Vincenzo Altieri
  • 12-26-2011, 06:21 PM
    BELLE
    Unicredit, "Profumo" di frode fiscale. Sequestrati 245 milioni di euro
    19/10/2011, 11:11 a cura di Rosy Merola
    http://www.infooggi.it/articolo/unic...di-euro/19102/

    MILANO, 19 OTTOBRE 2011- Bufera su Unicredit a causa di una indagine per frode fiscale condotta dalla Procura di Milano e che ha portato il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, a disporre il sequestro di 245 milioni di euro a Unicredit. Il maxi sequestro preventivo è stato autorizzato dal gip di Milano Luigi Varanelli.

    In base alle ricostruzioni degli inquirenti, la somma sequestrata costituirebbe il profitto di una frode fiscale di vaste proporzioni posta in essere dall'istituto di credito attraverso una operazione finanziaria che le era stata proposta da Barclays, mediante un'operazione di pronti contro termine in strumenti partecipativi di capitale con controparti estere. Il beneficio di tale azione si configurava in una minore assoggettabilità a tassazione dei relativi proventi.

    Nello specifico, per la Procura, Unicredit avrebbe 'concordato' a tavolino con Barclays l'operazione finanziaria in base alla quale l'istituto bancario italiano avrebbe dovuto pagare le tasse sul 100% degli interessi di un deposito interbancario e invece ha potuto pagare solo il 5% sui dividendi dell'operazione apparentemente presentata, secondo l'accusa, come 'pronti contro termine', che per legge sono deducibili al 95%.

    Per il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, la presunta frode avrebbe determinato, a beneficio di Unicredit, l’illecito risparmio d’imposte Ires e Irap, cosa che avrebbe sottratto alle casse del fisco italiano 745 milioni di euro di imponibile nelle dichiarazioni relative al 2007 e 2008 di Unicredit Corporate Banking e Unicredit Banca, e in quelle del 2008 di Unicredit Banca di Roma.

    A causa di ciò, l'ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, è stato indagato dalla Procura di Milano per "dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici". Oltre a Profumo, più di venti persone sono state iscritte nel registro degli indagati, tra cui gli allora responsabili in Unicredit dell'area finanza, Luciano Tuzzi, dell'area affari fiscali Patrizio Braccioni e della direzione programmazione finanza e amministrazione Ranieri De Marchis. Risultano indagati anche tre dirigenti della Barclays, tra questi c’è il vice presidente dell'area finanza strutturata Rupack Chandra.

    L'istituto di credito, attraverso un suo portavoce, ha commentato, "Unicredit è molto sorpresa per questa iniziativa, che non cambia la convinzione della banca circa la correttezza del proprio operato e di quella dei propri dipendenti".
  • 12-26-2011, 12:49 PM
    BELLE
    Emesse fatture false per 100 milioni di euro
    Comando Provinciale Torino - 23 novembre 2011 - ore 11:16
    http://www.gdf.it/GdF/it/Stampa/Ulti...853188864.html

    Sono in corso dalle prime ore di questa mattina 14 arresti (di cui 13 in carcere) e 170 perquisizioni da parte di 300 uomini e donne della Guardia di Finanza di Torino.

    Sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo piemontese stanno operando per sgominare un'associazione a delinquere dedita, attraverso artificiose compravendite immobiliari e sotto la guida di spregiudicati imprenditori e professionisti, alla commissione di gravi reati tributari e fallimentari.

    Alla base del sistema fraudolento un giro di false fatturazioni per 100 milioni di euro, società fittizie, teste di legno e perizie gonfiate, che hanno consentito di occultare al Fisco redditi per 27 milioni di euro e di evadere l'IVA per 15 milioni.

    Il tutto era funzionale anche all'ottenimento di ingenti finanziamenti e mutui da banche e società di leasing, in parte intascati e monetizzati dai membri del sodalizio criminale.

    L'operazione odierna, che ha coinvolto 54 società con sede in Piemonte, Liguria, Lombardia, Lazio e Campania, ha soprattutto l'obiettivo di aggredire il patrimonio degli evasori fiscali identificati, con il sequestro preventivo di beni e valori equivalenti all'evasione accertata.

    In particolare, si sta procedendo al sequestro, per un controvalore pari a 10 milioni di euro:
    - del palazzo sede del "Liceo Francese", a Torino, in Corso Casale, nella disponibilità di una società immobiliare facente capo ad uno dei principali indagati;
    - di oggetti di antiquariato rinvenuti nell'abitazione di uno degli arrestati.
    Inoltre, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali sono parallelamente emersi alcuni episodi corruttivi che hanno portato all'ulteriore arresto di un imprenditore piemontese e di un dirigente dell'Agenzia delle Entrate di Torino.

    Dodici delle quattordici persone colpite dalla misura cautelare sono state individuate, a vario titolo, quali parti attive del sodalizio criminoso, il quale, peraltro, a partire dal 2005 si è scisso in due parti in quanto i promotori hanno preferito agire con due distinte organizzazioni, da essi stessi capeggiate.

    Le compravendite immobiliari si riferiscono a costruzioni di pregio, residenze di lusso e palazzi di interesse storico, tra le quali spiccano, perché di maggiore valore, oltre il citato immobile sede del Liceo Francese, le Ville Roddolo (complesso in stile liberty, risalente all'inizio del secolo scorso, oggi casa di cura situata nelle colline di Moncalieri), il c.d. Palazzo UTET (storica sede della nota casa editrice di Corso Raffaello), la sede storica della Fiat (in Corso Dante) ed un immobile nei pressi di Porta Palazzo (nel quale sono stati ambientati film italiani degli anni '70).

    Il complesso sistema fraudolento individuato si è sostanzialmente articolato:
    - nell'acquisizione, attraverso società interposte, di beni immobili ceduti da terzi in buona fede, al valore di mercato;
    - nella pressoché contestuale rivendita ad altra società, sempre nella disponibilità del sodalizio criminale, questa volta ad un prezzo non corrispondente al vero, di gran lunga superiore a quello di acquisto;
    - nella conseguente emissione ed utilizzo di fatture per operazioni parzialmente e/o soggettivamente inesistenti;
    - nella stipula di mutui ipotecari (mediante perizie gonfiate) con l'erogazione di somme rapportate all'irreale valore sovrafatturato, oppure nella vendita del bene - sempre al prezzo fittizio - a società di leasing, con immediata concessione in locazione finanziaria a società del gruppo;
    - nell'appropriazione delle somme residuate dalla complessiva operazione, vero guadagno della truffa;
    - in ultimo, nel definitivo "abbandono" dei soggetti interposti, gravati dai rilevanti debiti tributari maturati con le compravendite, con successiva declaratoria di fallimento.

    L'associazione a delinquere individuata, avente quali capi e principali indagati due imprenditori del settore immobiliare, si è caratterizzata per la compartecipazione di tre professionisti, i quali hanno dato un contribuito decisivo alla realizzazione del disegno fraudolento, fornendo gli strumenti giuridici sottostanti alle operazioni commerciali, tramite l'ideazione e la conseguente messa a punto delle architetture finanziarie, contabili, contrattuali e societarie.

    In definitiva, il sistema individuato dalle Fiamme Gialle si basava principalmente sull'utilizzo di società che fungevano da "cartiere" (essendo di fatto inesistenti e/o non operanti) riconducibili ai principali indagati, di persone fisiche con il ruolo di "teste di legno" (i cd. "prestanome"), nonché di perizie atte a gonfiare il valore degli immobili oggetto delle transazioni.

    All'esito delle complessive attività di indagine, durate circa 1 anno e condotte ricorrendo anche ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, sono risultate coinvolte 54 società (di queste, 43 con sede in provincia di Torino), tutte riconducibili al sodalizio criminale, utilizzate e/o gestite dagli amministratori di fatto in maniera meramente strumentale rispetto alla commissione degli illeciti in parola.

    Emblematico il contenuto della telefonata di uno degli arrestati, dal quale si evince chiaramente l'essenza del sistema di frode.
    Da tale telefonata si capisce chiaramente come la volontà truffaldina degli imprenditori e dei professionisti coinvolti fosse volta esclusivamente a sopravalutare gli immobili "passati di mano" tra le società utilizzate, in maniera tale da consentire l'ottenimento di indebiti finanziamenti da parte delle banche e la maturazione di fittizi costi e crediti d'IVA da parte delle società acquirenti finali.

    Allo stato delle indagini, sono state individuate distrazioni fallimentari per circa 10 milioni di euro, false fatturazioni per oltre 100 milioni di euro, l'occultamento di redditi imponibili per 27 milioni di euro ed il mancato pagamento dell'IVA per 15 milioni di euro.
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