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QUEL VECCHIO LEGAME TRA MAFIA E PLUTONIO
http://www.valdagri.net/en/2007/10/d...orie-nucleari/
DALLA COCAINA AL PLUTONIO: CLAN MAFIOSO ACCUSATO DI TRAFFICO DI RIFIUTI NUCLEARI
9 Ottobre, 2007
Le autorità italiane stanno indagando su un clan mafioso accusato di traffico di scorie nucleari negli anni '80 e '90.
La Ndrangheta, che è salito agli onori della cronaca nel mese di agosto per l'omicidio di sei uomini in Germania, è indicato come il principale responsabile per le spedizioni illegali di scorie nucleari in Somalia, così come per la "produzione nascosto" alla ricerca di PLUTONIO.
Indagato due dei membri del clan calabrese con otto ex dirigenti di Enea, l'agenzia di ricerca energetica.Gli otto indagati sono accusati di aver gestito il traffico tra gli anni '80 e '90, quando sono stati usati al posto di ENEA ROTONDELLA, IN CITTÀ LUCANA PROVINCIA DI MATERA.
Un funzionario Enea (che ha rifiutato di indicare il proprio nome) ha detto che '"Enea ha sempre operato nel rispetto delle regole e sotto stretto nazionale ed internazionale".
Un gestore di Enea si dice che abbia pagato il clan di eliminare 600 fusti di rifiuti tossici rifiuti radioattivi in Italia, dalla Svizzera, dalla Francia, Germania e Stati Uniti, li trasporta in Somalia come finale.E destinazione ecco che arriva la parte interessante: fusti radioattivi sono stati segretamente sepolti in Italia, anche in un luogo non ben spiegato nella Basilicata meridionale. Il clan avrebbe evitato la Calabria vicina solo "l'amore della loro patria".
Ora c'è da individuare il luogo di questi rifiuti tossici, anche se, attraverso una ricerca parallela, Abbiamo il sospetto che seppellì nei pressi di MATERA, patrimonio dell'Unesco città, famosa per le sue rocce.
"La 'ndrangheta non ha alcuna morale e, se ci sono soldi da guadaganre, senza ossa, anche una questione così complessa e pericolosa rispetto al nucleare", ha detto Nicola Gratteri, l'anti-mafia giudice istruttore le riprese in Germania lo scorso agosto.
Fonte: The Guardian
Last edited by BELLE; 02-18-2012 at 07:19 AM.
Reason: Translation
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FORSE IL CLAN MAFIOSO QUARANTINO-MARTORANO COINVOLTO...ACCERTAMENTI ANCORA IN CORSO...
Svizzera, sequestrati 6.000 bond Usa fasulli
http://www.corriereweb.net/vignette/...nd-usa-fasulli
L’operazione è stata portata avanti dai carabinieri del Ros, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica di Potenza. Il valore dei titoli di stato falsi superano, quasi per il doppio, l’intero debito pubblico italiano. (L'operazione è in realtà avvenuta nel 2011, ma è stata resa nota solo ieri al pubblico. Added.)
I carabinieri del Ros hanno sequestrato circa 6.000 titoli di stato americani in Svizzera, secondo quanto disposto dalla Procura della Repubblica di Potenza. Pare che i bond fossero contenuti in tre casse di una delle tante fiduciarie elvetiche.
Nello specifico si trattava di titoli falsamente emessi nel 1934 dalla Federal Reserve che ha subito accertato la contraffazione dei bond, anche grazie ad il personale dell’ambasciata statunitense a Roma. I sostituti procuratori Laura Triassi e Francesco Basentini, sono giunti alla scoperta dei titoli fasulli grazie ad un’indagine che ha riguardato un GRUPPO MAFIOSO LUCANO.
Già nello scorso autunno era stati sequestrati, nella capitale italiana, 500 milioni di certificati. I titoli invece custoditi in Svizzera sono arrivati a Zurigo tramite Hong Kong. L’operazione, denominata “Vulcano”, ha portato all’arresto di otto persone tra Basilicata, Lazio, Lombardia e Piemonte, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe e introduzione in Italia di carte di credito false.
Nel 2010 inoltre furono sequestrati due assegni della banca Hsbc di Londra, per un valore di 200 mila sterline. Successivamente durante le perquisizioni effettuate a casa di alcune persone indagate, sono stati rinvenuti quattro titoli di stato Usa falsi, dal valore di 500 milioni di dollari l’uno. Gli stessi servivano come garanzie per ottenere finanziamenti dalle banche.
Secondo un investigatore: “Con ogni probabilità parte dei finanziamenti erano destinati anche al CLAN LUCANO QUARANTINO-MARTORANO. Su questo però sono ancora in corso degli accertamenti
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Ho trovato questo articolo che forse può interessare a capire meglio la presenza del plutonio in questa storia e cosa è successo a Rotella. Come si dice "c'è sempre un motivo".
http://www.noncicredo.org/index.php?...2011&Itemid=63
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QUELLE BARRE DI URANIO E TRENTA ANNI DI INTRIGHI
7 dicembre 2011 MATERA
Quelle barre di uranio e 30 anni di intrighi - di Nello Scavo
http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagin...o-30-anni.aspx
È un mistero italiano e tale resterà. Trent’anni di indagini non hanno permesso di scoprire che cosa stia dietro al traffico di agenti segreti, faccendieri, presunti emissari delle guerriglia sahariana che senza dare nell’occhio hanno imbastito intrighi spionistici intorno a 64 barre di uranio irraggiate custodite (in sicurezza, dicono) nell’ex Centro Enea a Trisaia di ROTONDELLA (Matera).
È qui che a partire dagli anni Settanta è avvenuto il riprocessamento di combustibile nucleare estero. Ufficialmente qui sarebbero arrivati solo gli elementi di combustibile provenienti dal reattore nucleare americano di ELK RIVER, nel Minnesota.
Gli accertamenti non hanno consentito di raccogliere prove, «ma neppure – spiegano fonti investigative – di cancellare i tanti sospetti sul traffico internazionale di componenti per armamenti nucleari, né quelli per il business dello smaltimento dei rifiuti radioattivi».
L’indagine ha permesso di accertare l’interesse dei servizi segreti di diversi Paesi per le attività che avvenivano nel Centro della Trisaia. Tra i protagonisti della <+corsivo>spy story<+tondo> c’è Guido GARELLI, sedicente "ammiraglio" dell’esercito dell’Autorità Territoriale del Sahara Occidentale (ovvero dei combattenti del Fronte Polisario, che lotta per l’indipendenza dal Marocco) e "dignitario" di un servizio d’intelligence che avrebbe operato nell’interesse del Regno Unito, con base a Gibilterra. Un racconto sulle prime strampalato, ma che poi ha trovato inattese conferme.
GARELLI era infatti in possesso di tripla cittadinanza: Jugoslava, italiana e del Sahara occidentale. Per conto degli 007 del REGNO UNITO avrebbe spiato il centro Enea nel periodo in cui, nell’ambito di accordi di ricerca e scambio informativo nel settore dell’energia atomica, venivano ammessi a Trisaia tecnici dell’Iraq e del Pakistan. L’inchiesta ha rivelato che anche i James Bond americani della CIA, gli 007 israeliani del MOSSAD e gli italiani del SISMI hanno "sorvegliato" i frequentatori della struttura nel timore di vendite del materiale strategico a Paesi del Medioriente.
I riscontri ottenuti dai carabinieri alle dichiarazioni di GARELLI hanno dato esiti sorprendenti. L’ammiraglio ha raccontato che una sera, sul finire degli anni Ottanta, in occasione di una delle missioni per conto dei servizi segreti inglesi, era rimasto appiedato a causa di un guasto alla sua Fiat Croma dell’Esercito territoriale del Sahara (Ets), appunto targata "ETS 015 EM". Quasi 20 anni dopo, i militari individuarono l’officina presso la quale Garelli abbandonò l’auto. I carabinieri quasi non credettero ai propri occhi quando il titolare, armeggiando tra vecchie targhe, ne tirò fuori una: ETS 015 EM.
I piani per il futuro non cancellano le ombre di ieri. Nel 2012 a ROTONDELLA sarà realizzato il 51 per cento del programma di smantellamento dell’impianto ITREC-ENEA, che sarà completato entro il 2019, con due anni di anticipo sulle previsioni del precedente piano industriale: le 64 barre di uranio irraggiato contenute nel sito entro il 2013 saranno stoccate in due contenitori cilindrici in acciaio, in attesa di essere trasferite in un deposito nazionale.
Intorno alla Trisaia, prima che l’Italia abbandonasse la politica di energia nucleare, non avrebbero agito solo gli 007. Ha raccontato il controverso pentito della ’ndrangheta Francesco FONTI che un clan della Locride si sarebbe servito di lui per mantenere i contatti con il Centro di ROTONDELLA, nel quale sarebbero stati "lavorati" parecchi fusti contenenti scarti di lavorazioni di materiale radioattivo, destinati poi allo smaltimento a cielo aperto in Somalia.
Le prove di queste spedizioni le ha trovate un anno fa Greenpeace, non lontano dalla capitale somala, dove sono state raccolte testimonianze che dimostrano come «il porto di Eel Ma’aan, 30 km a Nord di Mogadiscio, è stato costruito (da imprenditori italiani) interrando nei moli – si legge in un rapporto dell’organizzazione ambientalista – «centinaia di container di provenienza assai sospetta». Da lì i veleni non si sarebbero più mossi. Le autorità italiane ne erano al corrente almeno dal 1999. Un rapporto investigativo del 24 maggio di quell’anno è ineqivocabile: «I container interrati nel porto di Eel Ma’aan – si legge – erano pieni di rifiuti: fanghi, vernici, terreno contaminato da acciaierie, cenere di filtri elettrici».
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